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REGGINA, IL LIBRO DEI SOGNI

30.04.2019 17:04

di Valerio Romito - Bentornati play off: il terzo successo consecutivo (che diventerà poker “a tavolino” domenica prossima”) ha consegnato alla Reggina il tanto agognato raggiungimento della griglia spareggi per la promozione in B, oltretutto con un settimo posto oggettivamente insperato, grazie alla combinazione di risultati delle dirette concorrenti, alcuni per certi versi sorprendenti, che consentirà agli amaranto di disputare quantomeno il primo turno davanti al proprio pubblico e, non di meno, con due risultati utili su tre a disposizione.

A dire il vero, difficilmente potremmo catalogare la gara di domenica scorsa come “trasferta”, sia per la grande presenza reggina che, di fatto, ha monopolizzato l’impianto di Vibo, sia perché il Razza, dopo il Granillo ovviamente, è lo stadio che è stato più frequentato dai ragazzi di Cevoli, ed il destino ha voluto fosse proprio quello che ad inizio stagione ha rappresentato il simbolo dell’inefficienza strutturale cittadina, e che ha soprattutto amplificato, ove possibile, il livello di disaffezione del pubblico fino praticamente ai minimi storici, a divenire il teatro che ha visto, metaforicamente (e concretamente), spalancare le porte di una nuova dimensione calcistica, proiettata verso obiettivi finalmente e fattivamente prestigiosi e non più orientata alla semplice sopravvivenza, nonché certamente più consoni al nome, al blasone ed al seguito del club.

In attesa di poter aprire e sfogliare quel libro dei sogni chiamato play off, con la speranza che la lettura duri il più a lungo possibile, non si può non tracciare un primo bilancio, ovviamente del tutto provvisorio seppur significativo, di un’annata che dal punto di vista emozionale ha certamente pochi termini di paragone nella ultracentenaria storia amaranto, caratterizzata da un percorso schizofrenico che ha coinvolto ogni aspetto della stagione: dal punto di vista agonistico, con la squadra che, a dispetto di una situazione economica traballante e delle note problematiche logistiche e disciplinari, dopo un inizio “timido” ha mantenuto una costanza di rendimento che le ha consentito, tra fisiologici alti e bassi e tra vecchi e nuovi protagonisti, di mantenersi comunque sempre a ridosso delle zone nobili della classifica; delle vicende societarie, tra difficoltà interne ma soprattutto esterne (per le quali andrebbe aperto un capitolo a parte), che hanno messo a rischio la stessa esistenza del club, fino all’arrivo “deflagrante” della nuova proprietà; della gestione tecnica, con un avvicendamento in panchina che, con il senno di poi, ha rischiato di compromettere tutto quel di buono costruito nel corso dei mesi, fino all’exploit finale del Cevoli bis.

Ogni aspetto, ogni sfaccettatura che, nel bene o nel male, ha fatto sì che la Reggina potesse, alla fine, giocarsi le sue carte per l’obiettivo massimo, al netto, ovviamente, delle tante difficoltà che tale percorso comporterà, ma che sarà bellissimo poter affrontare senza aver nulla da perdere, ma con l’entusiasmo che sta caratterizzando queste ultime settimane, e di cui la città aveva certamente bisogno.

Nel frattempo, sarà bene godersi qualche giorno di pausa che questo pazzo campionato ci concede forzatamente, affinché tutte le componenti possano ricaricare le pile in vista di quello che, comunque vada, potrà riportarci alle atmosfere di un tempo non troppo lontano, né per fortuna sopito.

 

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