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SERIE C -REGGINA: COSA VUOI FARE DA GRANDE?

04.04.2019 16:49

di Valerio Romito - Brusco risveglio: la gara che doveva (e poteva) costituire la ciliegina sulla torta al termine di una settimana entusiasmante e soprattutto produttiva sotto ogni punto di vista, ha visto invece riaffiorare fantasmi che si credevano ormai sopiti, nonché sollevare ancora una volta dubbi sull’effettiva tenuta della squadra e sugli obiettivi raggiungibili.

Eppure c’erano tutte le premesse affinché si verificasse quanto da tutti prospettato alla vigilia della trasferta laziale: dal successo straripante sul Catania, corroborato da una prestazione finalmente convincente ed una condizione fisica apparsa in forte crescita, alla sentenza della Corte d’Appello, la cui portata ha sorpreso un po’ tutti (società compresa probabilmente), ed i cui primi effetti si sono materializzati nella grande partecipazione che ha coinvolto i tifosi amaranto, giunti in terra reatina in numero altamente significativo, ma costretti, ancora una volta in occasione di quei crocevia che possono dare una svolta determinante in termini di obiettivi ed entusiasmo , a subire l’ennesima delusione a cui, purtroppo, il copione di questi ultimi anni ci ha impietosamente abituato.

E la spiegazione del perseverare tale andamento schizofrenico ce la forniscono, forse involontariamente, gli stessi protagonisti: se da un lato, al termine del 3-0 del Granillo, il tecnico ha parlato di “partite che non c'entrano nulla con la C”, e dall’altro il direttore sportivo ammettere, a 24 ore dalla sconfitta di Rieti, “l’attuale incapacità della squadra ad adattarsi alla mentalità della serie C“, ci si rende conto di trovarsi dinanzi ad un problema che, di primo acchito, apparirebbe pericolosamente irrisolvibile, dato che, guarda caso, è giusto la serie C il campionato che stiamo disputando…

Non appare, infatti, difficile evidenziare come proprio le gare contro il Catania e la capolista Juve Stabia abbiano costituito, in termini di approccio, di intensità e soprattutto di gioco, le vette più alte della gestione Drago, così come non facciamo fatica a ricordare analoga prestazione rimarchevole nello scontro di fine anno con il Trapani, seppur sotto la precedente gestione tecnica, sintomi evidenti che questo organico dispone di un tasso tecnico che, ad “armi pari”, può dire la sua contro chiunque, ma che evidentemente quando la contesa su sposta su binari che privilegiano la cattiveria agonistica piuttosto che i cosiddetti piedi buoni, va in evidente difficoltà. Anche un profano si sarà accorto, domenica pomeriggio, del fatto che una squadra evidentemente meno talentuosa sia riuscita, con una pressione asfissiante e, purtroppo per noi, duratura, a bloccare ogni tipo di tentativo volto a costruire gioco, il che non sarò stato un bel vedere dal punto di vista dello spettacolo, ma che crediamo non abbia scontentato neanche un tifoso locale che, all’atto pratico, si è visto recapitare tre punti in saccoccia a fine contesa. E le preoccupazioni crescono proprio in virtù del fatto che le prossime quattro gare, costituenti veri e propri scontri diretti per l’accesso ai play off, offriranno un canovaccio presumibilmente molto simile, essendo terminate, almeno per quel che concerne la stagione regolare, le partite “nobili”.

Cionondimeno, la giornata scorsa ha comunque avuto un riscontro positivo, in virtù dei risultati altrettanto negativi delle dirette concorrenti (alcuni anche clamorosi) che di fatto hanno lasciato la situazione di classifica praticamente inalterata, con la zona spareggi inchiodata ad una sola lunghezza. Per contro, come abbiamo avuto modo di ribadire nelle scorse settimane, i margini di errore sono pressoché terminati, ed il poter affrontare de visu le altre contendenti per i play off ci consegna la possibilità di poter disporre del nostro destino senza dover dipendere dalle sfortune altrui: in sintesi, sarà il prossimo mese a dirci con chiarezza cosa faremo da grandi, ossia se avremo la maturità e soprattutto l’umiltà di contendere da subito per il grande salto, o rimandare ogni sogno di gloria.

 

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