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Contrasto al gioco d’azzardo, dal 1° gennaio stop alle sponsorizzazioni. Mezza serie A dovrà rescindere i contratti con i betting partner

19.11.2018 13:00

Mezza serie A resterà senza il proprio (o i propri) betting partner entro l’inizio del nuovo anno. Undici squadre su venti, nella fattispecie parliamo di Juventus, Milan, Roma, Napoli, Inter, Cagliari, Genoa, Lazio, Sampdoria, Torino e Udinese. Quindi, in buona sostanza, di quasi tutte le big. Società che hanno stipulato accordi con i player del mercato dell’azzardo per importi più o meno consistenti e che ora, come stabilito dal decreto dignità disposto dal governo attualmente in carica, dovranno cessare per evitare sanzioni pecuniarie salatissime.

Via i loghi dalle maglie dunque, ma anche dalla cartellonistica, da merchandising, dai siti web, le squadre di serie A semplicemente non possono più prestarsi a diffondere l’immagine di queste aziende come misura facente parte di una più ampia manovra di contrasto al gioco d’azzardo. E tutto questo dovrà avvenire entro il 1° gennaio 2019. In ballo ci sono le solite cifre vertiginose del pallone, volendo fare un paio di esempi basta dare un occhio alle squadre capitoline: la Lazio aveva un triennale da sette milioni annui, la Roma un contratto di uguale durata ma a cinque milione l’anno, entrambi saranno rescissi nel giro di qualche settimana.

Non è mica un problema solo del calcio, a contare sui proventi del gaming era un po’ tutto lo sport italiano in generale, tanto che in estate calcio, basket e volley si sono uniti per firmare un comunicato unitario di “protesta” contro la parte del dl dignità che riguarda il gioco d’azzardo, ma che in realtà è più un commento a margine di un provvedimento ormai legge e per il momento inalterabile, cercando di aprire un canale di comunicazione con questo governo che va dritto per la sua strada. L’incipit del comunicato era questo:

“In merito alla conversione in legge del decreto n.87 del 2018 (c.d. Decreto Dignità), Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Basket e Lega Pallavolo Serie A Maschile e Femminile esprimono unanimemente la propria preoccupazione sull’impatto che il divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per giochi e scommesse con vincite in denaro avrà sulle risorse dello sport italiano, professionistico e amatoriale e chiedono di essere coinvolti nel processo di riordino del settore del gioco d’azzardo”.

Il testo prosegue con una messa a disposizione del proprio contributo per il raggiungimento di un obiettivo che nessuno potrebbe mettere in discussione: contrastare l’azzardo illegale e i disturbi da gioco compulsivo. Sul come ci si arriva la questione si fa ben più complicata. Ovviamente questa parte del decreto dignità è stata accolta a furor di popolo visto che è vero e sotto gli occhi di tutti che l’Italia è un paese di scommettitori e giocatori, parte dei quali non ha controllo della dipendenza che ha sviluppato con tutte le conseguenze del caso. Ma gli addetti ai lavori, ovvero le società di gaming ma anche tutti gli operatori del settore, sia italiani che europei, hanno criticato il fatto che con questo provvedimento si andrà a tagliar fuori uno degli strumenti che meglio servivano a discernere il gioco legale da quello illegale, proprio la pubblicità.

La tesi portata avanti dal vicepremier Luigi Di Maio, che è anche il principale promotore di tutto il decreto, è che l’obiettivo non sia andare a contrastare solo i flussi di gioco illegale bensì contrastare tutto il gioco d’azzardo complessivo, abbassando il numero di giocate legali e contestualmente anche l’illecito. Vale la pena considerare che i tecnici del governo non prevedono una diminuzione della raccolta totale dell’azzardo entro i prossimi 5 anni, questo come a dire che il gettito erariale 

che il gioco assicura allo Stato ogni anno (arrivato a 10,3 miliardi di euro nel 2017) non diminuirà, anzi, ergo non c’è da temere per tutte le realtà sostenute da quei proventi. Per contro, in un futuro futuribile, il non aver esposto più la popolazione, soprattutto i giovani, alla pubblicità pro gaming non avrà generato in così consistente numero di nuovi giocatori, e a quel punto i flussi di gioco cominceranno a diminuire.

Andrà davvero così? Al momento l’industria del gioco italiana soffre di diversi scompensi, vi sono settori che sono in totale crisi come l’ippica e il bingo, numerosi esercenti lamentano troppe limitazioni per le proprie attività e in generale gli addetti ai lavori spingono per una riforma complessiva. Ciò nonostante gli italiani giocano sempre di più e la raccolta totale nel 2017 ha sfondato per la prima volta il tetto dei 100 miliardi di euro. Il traino del mercato sono sempre slot e videolottery analogiche che portano quasi la metà di tutto l’indotto del settore. Molto inferiore, invece, è il volume di gioco che porta in dote il digitale (considerando scommesse e giochi), ma è anche la parte dell’azzardo italiano che cresce più esponenzialmente con percentuali da record di trimestre in trimestre. La crescita del flusso di gioco online è contestuale all’espansione dell’offerta, si guardi una qualsiasi offerta di giochi da casinò, slot e palinsesti offerte dai principali operatori del gaming, è chiaro che oggi è possibile scommettere sulla quasi totalità degli eventi sportivi e, nel mentre, sedersi al più fornito dei casinò semplicemente usando il proprio smartphone. Se i giovani abbiano bisogno più o meno della pubblicità per lasciarsi invogliare da questa offerta si tratti di un altro tipo di considerazione.

Nel dubbio la certezza è che in agosto il decreto è divenuto legge e vieterà la pubblicità e le sponsorizzazioni, si potrà tenere fede ai contratti stipulati prima dell’entrata in vigore del dl (14 luglio 2018) ma comunque non oltre un anno. Per le sponsorizzazioni invece, come detto in testa, il limite massimo sarà il primo dell’anno, la pena in ambo i casi è una sanzione pecuniaria pari al 20% dell’accordo commerciale e comunque non inferiore ai 50 mila euro.

La legge di conversione 96/18 che ha accompagnato il decreto stabilisce anche che sulle apparecchiature slot dovrà essere montato il lettore per la tessera sanitaria entro il 2020, che ci sarà un aumento del prelievo erariale su questi dispositivi e che verrà anche apposta una sorta di dicitura che recita “nuoce alla salute”. Insomma, questo governo ha aperto ufficialmente la guerra al gioco d‘azzardo.

 

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