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COSENZA - Piero Braglia a Gazzetta dello Sport: "Al Sud mi sono trovato sempre benissimo. Uno o due anni e smetto"

06.04.2019 12:26

Il tecnico del Cosenza, Piero Braglia, si è concesso ai microfoni di Gazzetta dello Sport e ha parlato dei tanti anni di carriera che lo hanno di fatto consacrato come top della panchina:

"Gli anni sono 64, le battaglie mille. «Lasci perdere, mi hanno detto che devo mettere gli occhiali». Piero Braglia invecchia con saggezza, dalla tuta mimetica è quasi passato al saio. Pierino non è più la peste , ma le battaglie con il Cosenza restano. La prossima? Il derby col Crotone.

Cos’è per lei un derby?

«Quello con la Juve! Sia con la Fiorentina che con il Catanzaro era la partita più sentita».

Il derby è altro...

«E’ la partita più sentita dai tifosi. Sono da anni al Sud e qui certe partite si sentono di più».

Lei è della Toscana, la terra delle rivalità per eccellenza.

«Penso a Livorno-Pisa o Grosseto-Siena. Ero a Montevarchi ed erano battaglie con la Sangiovannese. Da noi per pigliarsi in giro ne inventano di ogni».

La sua seconda terra è la Calabria: 5 anni in A (e 1 in B) da giocatore del Catanzaro, dove da allenatore ha vinto la C1 come la stagione scorsa a Cosenza.

«Mi piacciono le persone di qui. Umili e con dignità, se hai bisogno ci sono e non chiedono nulla in cambio. Mi fanno sentire importante, non potevo chiedere di meglio».

Cosenza-Crotone la sente?

«C’è molta rivalità. All’andata c’erano 2.000 tifosi con noi malgrado fosse un lunedì alle 21, ed è stata una bellissima vittoria. Al ritorno sulla Sila c’era una coda pazzesca...».

Era rivalità anche alla Fiorentina la sua con Antognoni?

«Macché... L’ho sempre ammirato, era più forte di me. Se un giocatore è più forte bisogna solo stargli accanto, imparare e aiutarlo. L’avevo visto arrivare dall’Asti Macobi, era un fuoriclasse, mentre io ero normale e con un caratteraccio».

Ci racconti.

«Non ho mai avuto un carattere facile, non ho mai cercato aiuti e ho pochissimi amici. Conosco un procuratore, Gabarello, brava persona, e non ne voglio conoscere altri».

Con gli arbitri non litiga più?

«In B non ti puoi muovere tra tv, quarto uomo, Procura... E poi a una certa età bisogna cambiare, riflettere».

Anche con la squadra?

«Una volta dopo una sconfitta come quella di mercoledì avrei rovesciato il mondo. Adesso ho aspettato il giorno dopo...».

Il cazzotto che nella sua vita avrebbe voluto dare?

«Una volta sola, e l’ho dato. Ma non lo farò più. Giocavo nella Fiorentina, era morto il mio babbo, un compagno più grande scherzava troppo, mi sono girato e non si è più rialzato».

Quanto vale la stretta di mano?

«Tutto. C’è chi mi ha dato la mano 15 volte e poi l’ha tirata indietro: per me è un contratto e un senso di rispetto. Al Sud non mi hanno mai fregato e l’hanno sempre mantenuta».

Al Nord invece resta il nervo scoperto di Alessandria: vantaggio sperperato ed esonero.

«Era la mia prima volta al Nord. Quando c’era da dimostrare l’unione hanno trovato il colpevole e mi hanno scaricato. Dovevamo finire insieme, avremmo vinto lo stesso. Non mi conoscevano bene».

Come si resta sulla cresta dell’onda per quasi 30 anni?

«Con i risultati, dal primo posto in D con la Colligiana senza la promozione perché si spareggiava con la prima di un altro girone (1992, con l’Avezzano, ndr ): facevamo un calcio che si vede raramente a quei livelli. Ci tengo a tutti i campionati vinti, ma quello...».

Dove sbagliano i più giovani?

«Cercano troppa compiacenza con presidenti, d.s. o giocatori, invece sono uomini soli e non si devono aspettare aiuti. Per questo ai miei rompo le balle».

Qualche suo giovane collega sembra stressato in panchina.

«Ma quale stress... Io mi sono sempre divertito, in ogni categoria. Io lo stress lo cerco, rendo meglio quando mi attaccano. Qualche volta mi è andata male, però sono sempre ripartito più incazzato di prima».

Per quanto allenerà ancora?

«Un anno o due, poi si chiude bottega. Di sicuro non tentenno, come quando a 34 anni ho smesso di giocare».

Alla Rondinella?

«C’era Amarildo allenatore, ne combinavo di tutti i colori: gli ho chiesto scusa e ho smesso».

Sono più le cose che impara o quelle che insegna?

«Cerco ancora di imparare. Vado a vedere la Serie D, si impara di più dal basso che dall’alto, dove l’immagine conta di più».

Il suo ispiratore chi è stato?

«Mazzone, l’ho avuto 4 anni. Poi ho conosciuto Bruno Pace, un libertino che faceva crescere i giocatori attraverso il dialogo ed era simpaticissimo».

Un giovane che le piace?

«Liverani, è come Giampaolo: lavora tanto e fa giocare bene. Poi Nesta. E il mio secondo Occhiuzzi diventerà un grande allenatore se lima il carattere».

Nelle ultime 3 gare ha perso con Brescia e Lecce e pareggiato col Palermo: la A diretta potrebbe averla decisa il Cosenza.

«Manca poco, 4 punti sono una dote importante. Forse il Lecce sta meglio del Brescia, ci ha appena battuti ma sono incazzato nero: voglio una grossa risposta contro il Crotone»".

 

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