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SERIE C - Reggina, l'ambizione non è sempre razionale

16.03.2019 00:32

 

 

Di Valerio Romito – “Del senno di poi ne son piene le fosse” dirà, a ragione, più di qualcuno, soprattutto se si parla di calcio, ambito in cui la citazione manzoniana trova ampio conforto ed infiniti esempi. Appare dunque facile, alla luce del rendimento ottenuto dalla Reggina 2.0 edizione 2018/19, pontificare sui tanti errori di valutazione commessi da inizio anno, sia in termini di costruzione (o meglio, integrazione) dell’organico, sia per quanto riguarda l’avvicendamento dei quadri tecnici. In realtà, ogni analisi che si rispetti, lungi dal considerare il tutto o bianco o nero, non può prescindere dalle sfumature.

La cocente delusione di Pagani, che ha di fatto certificato l’impossibilità di poter competere per posizioni “nobili” in chiave play off, ha anche “ufficialmente” dato il via ad una serie di mini-processi che, per la prima volta dall’avvento dell’era Gallo, vedono sul banco degli imputati un po’ la gestione sportiva, un po’ quella tecnica, per non parlare dei calciatori: dunque campagna acquisti poco funzionale, cambio in panchina non opportuno e rendimento inaspettatamente insufficiente di qualche nuovo arrivato sono argomenti quotidianamente all’ordine del giorno, sui giornali come nei bar, ovviamente, anzi quasi fisiologicamente, intrisi di critiche che non risparmiano quasi nessuno, ma che a giudizio di chi scrive rischiano di apparire, quantomeno per alcune di esse, piuttosto pretestuose.

La sontuosa campagna di rafforzamento operata dal Direttore Sportivo, potrebbe certamente aver avuto l’effetto indesiderato di stravolgere un congegno che fino a dicembre aveva, tra mille difficoltà di vario tipo, raggiunto un’armonia tale da consentirgli di raggiungere, inaspettatamente, una posizione di classifica invidiabile, ma appare altrettanto evidente che tramite essa sia stata data puntuale esecuzione ai dettami della proprietà, che esplicitamente aveva manifestato la forte volontà di abbandonare il prima possibile la terza serie calcistica italiana, in un tripudio generale di consensi. Ed ai più che in queste ore fanno notare come prima della rivoluzione di gennaio la squadra fosse a ridosso delle grandi favorite, giova ricordare come il meno 8, poi puntualmente giunto, fosse evidentemente stato ampiamente previsto, anzi calcolato in funzione dell’acquisizione di quegli elementi che, sulla carta, avrebbero dovuto favorire un rendimento al di sopra delle righe che potesse, dunque, mitigare al massimo gli effetti della penalizzazione: prova ne è il fatto che, considerati i punti effettivi, oggi saremmo ancora in condizioni di poter ambire facilmente ad un quinto posto nonostante un rendimento quasi da retrocessione.

Chiaro poi che i risultati ottenuti, nonché il gioco espresso dal nuovo tecnico sono stati abbondantemente al di sotto delle aspettative, anche al netto dei dovuti periodi di “assestamento”: va però onestamente rilevato come anche con Cevoli, in più occasioni, le prestazioni non fossero state eccelse, con le dovute eccezioni ovviamente (vedi Trapani e Viterbese) e che i risultati spesso fossero scaturiti da una serie di episodi favorevoli che invece, parlando di Drago, quasi mai si sono dimostrati benevoli nei confronti dell’ex crotonese: trattasi di quelle famose “sfumature” di cui sopra, che nel calcio però possono far girare il verso di un’intera stagione.

E proprio perché si vogliono evitare estremismi di qualsiasi genere, va puntualizzato come l’attuale situazione di classifica, seppur imponga, per evitare sgradite sorprese, un occhio di riguardo anche verso coloro che stanno sotto di noi, consenta ampiamente di poter ancora agguantare, magari sul filo di lana, almeno l’ultimo posto utile per il post season, per dare la giusta soddisfazione, oltre che naturalmente ai tifosi, ad una proprietà che magari peccherà di inesperienza e le cui ambizioni, fino ad oggi, mal si sono conciliate con la pazienza e la razionalità, ma che merita certamente di veder premiati i grandi sforzi sin qui compiuti: la speranza è che la pausa di domenica consenta a tutto l’ambiente, oltre che ricaricare le pile, di riprendere il filo del discorso in tal senso, consci del fatto che in questo sport basta pochissimo, vedi magari un filotto di risultati positivi, per mettersi tutto alle spalle, perché una bella vittoria, assente ormai da cinque turni, resta sempre il miglior cerusico per guarire ogni ferita.

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