SERIE A

SERIE A, "La Lazio rischia: la Procura non è convinta"

13.11.2020 14:38

"La Lazio rischia: Pulcini due ore sotto torchio, la Procura non è convinta", scrive Gazzetta dello Sport sul caso che vede coinvolto il club biancoceleste.

"La tensione era alle stelle ancora prima che Ivo Pulcini, il responsabile del settore sanitario della Lazio, si sedesse davanti alla Procura federale. Per questo il medico, che era alla sua terza convocazione per l’inchiesta sulle presunte violazioni del protocollo (alla prima non si era presentato, alla seconda era assente per motivi di salute), ha chiesto di non essere ascoltato in uno degli uffici della Figc. Niente via Campania, sede appunto della Procura, né via Po, dove si trova la Corte d’appello, e nemmeno via Allegri. Le tanto attese dichiarazioni sono arrivate ieri pomeriggio in un ufficio non meglio identificato (forse lo studio del legale biancoceleste Gian Michele Gentile), lontano da giornalisti e fotografi pronti a cercare indizi anche nello sguardo del dottore al termine dell’incontro. Giusto tutelarlo, anche perché gran parte delle violazioni all’esame della Procura coinvolgono lui.

In circa due ore Pulcini e Fabio Rodia, responsabile dello staff medico, hanno risposto alle domande dei due sostituti procuratori federali Giorgio Ricciardi e Luca Scarpa, con il capo della Procura Giuseppe Chinè collegato da remoto. E quanto riscontrato sembra non aver per niente soddisfatto la Procura. Al centro del colloquio c’erano soprattutto i rapporti tra il club e la Asl: proprio su questo punto sarebbero emerse carenze nella documentazione fornita dalla Lazio. L’avvocato del club non ha confermato nulla, ma si è affrettato a dire: «Siamo tranquilli, abbiamo chiarito un sacco di cose, procedure e documentato tutto quello che c’era da documentare». Invece ci sarebbero dei buchi, con notifiche assenti o non adeguate alle procedure da rispettare in materia Covid. Una mancanza grave, visto che nel protocollo federale è previsto esplicitamente il coinvolgimento delle autorità sanitarie per il tracciamento dei contatti diretti di ogni positivo. Senza dimenticare che la Asl va comunque e sempre avvertita, qualsiasi mestiere si faccia. Nel caso della Lazio non avrebbe potuto farlo il laboratorio Futura Diagnostica di Avellino, perché appartenente ad un’altra regione, dunque spettava al responsabile medico. Comunicare una positività alla Asl, tra l’altro, è un obbligo che può anche tornare comodo ai club: è previsto infatti possa validare una negatività in anticipo sui minimo 10 giorni di isolamento previsti da tutti i protocolli (vedi Hakimi). Invece la gestione sembra essere stata fatta in autonomia, riducendo troppo spesso le comunicazioni ufficiali a una telefonata. Non può bastare. Soprattutto in un momento come questo, in cui l’Italia continua a vedere aumentare le vittime del Covid-19, prudenza e rispetto assoluto delle regole sono basilari.

Gli effetti per la mancata comunicazione alla Asl sono diversi. Il primo riguarda la gestione dei positivi: chi ha verificato il rispetto dell’isolamento? Alle autorità sanitarie si è chiamati infatti a comunicare non solo la positività, ma anche la negativizzazione che, come dicevamo, in alcuni casi particolari può anche essere anticipata. Serve però sempre e comunque l’ok della Asl. In questo senso il caso di Ciro Immobile è il più clamoroso: positivo il 26 ottobre prima del Bruges agli esami Synlab per la Uefa, negativo il 30 e il 31 per il laboratorio di Avellino e in campo il primo novembre contro il Torino. Una presenza che non risulta legittimata dalla Asl e che attira l’attenzione di tutti il 2 novembre, quando l’attaccante viene confermato nuovamente positivo da Synlab e “debolmente positivo” da Avellino. Su Immobile la prima notifica ufficiale all’organo sanitario regionale arriva venerdì 6 novembre dopo il tampone positivo del Campus Biomedico, che ha poi portato al suo stop (con Leiva e Strakosha) nella gara con la Juve nonostante la negatività per il laboratorio campano. Non è escluso inoltre che la Procura stia indagando anche su altri casi. Sono infatti diversi i giocatori “spariti” all’improvviso da Formello ancor prima del caso Immobile su cui non è mai stata fatta chiarezza. E il club è ora chiamato a giustificare le assenze di tutti. C’è poi la questione relativa al resto dei giocatori: chi garantisce che con un positivo in squadra siano stati rispettati i termini della bolla? I compagni sono stati allertati e obbligati a non lasciare la propria abitazione se non per andare a Formello, come vuole la quarantena soft della Figc? Se così non è stato, si configura un’altra pesante violazione del protocollo", scrive il quotidiano sportivo

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